Il 20 novembre 1989 fu firmata all’unanimità (ad eccezione di due Stati) la Convenzione sui diritti del fanciullo presso la sede delle Nazioni Unite a New York.
La Convenzione del 1989 afferma
per la prima volta che il bambino è “
soggetto di diritti” e non più “oggetto del diritto”. Ogni bambino ed ogni bambina ha diritto alla vita, al nome, ad una famiglia, alla sua identità, ad esprimere la propria opinione e ad essere ascoltato.
Ogni bambino ed ogni bambina deve godere di libertà di espressione, di pensiero, di religione e di associazione. Ogni bambino ed ogni bambina deve essere tutelato da ogni forma di violenza e sfruttamento sessuale ed economico. Ogni bambino ed ogni bambina ha il diritto alla salute, a vivere libero da condizioni di povertà e degrado e, soprattutto, ad un’educazione di qualità e al gioco.
Ogni Stato è chiamato a rendere
effettivi questi diritti indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle, dal sesso, dalla lingua parlata, dalla religione professata, e dall’origine nazionale, etnica e sociale.
In Italia, in prima linea a coordinare le azioni in attuazione degli impegni presi a New York è il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali in collaborazione con:
Questi impegni vengono riaffermati ogni due anni in un Piano di Azione per l’Infanzia, che ne declina anche le modalità di attuazione e individua i soggetti attuatori e le risorse con cui attuarle.