8 aprile 2008
Inclusione sociale
Un blog dei detenuti per parlare con il “fuori”. Grazie all’iniziativa “Dentro e Fuori”, finanziata e patrocinata dall’Assessorato alle Risorse e allo Sviluppo della Cultura del Comune di Torino si attua un’ estensione del blog della sezione dei detenuti sieropositivi Prometeo
TORINO - Io sono Alina, ho quarantatre anni e da cinque sono chiusa in questo carcere. Non so ancora come affrontare questo sistema di contatto con l'esterno e non nascondo di avere parecchi dubbi sull'effettivo aiuto morale che ne può derivare ma voglio provarci” .
Questa è una delle voci che escono dalla Casa Circondariale Lorusso e Cotugno grazie all’iniziativa “Dentro e Fuori”, finanziata e patrocinata dall’Assessorato alle Risorse e allo Sviluppo della Cultura del Comune di Torino; un’ estensione del blog della sezione dei detenuti sieropositivi Prometeo.
Lo scambio di informazioni fra il “dentro” e il “fuori” funziona su due binari, uno tecnologico e uno più tradizionale: i redattori de Il Contesto (la rivista tematica torinese che porta avanti il progetto) ogni settimana ritirano dal carcere scritti su carta, li pubblicano sul sito; poi raccolgono i commenti ai post e li portano, stampati, ai detenuti. Evitano così problemi di sicurezza, dato che tutti i pezzi su carta vengono controllati dalla direzione e possono arrivare direttamente a chi è in carcere, che ovviamente su non può navigare su internet.
“Le detenute sono circa 100 - racconta Simone Natale, uno dei redattori – e per ora sono 5 o 6 le persone che hanno provato a scrivere. È una sezione di madri con bambini, e questo è spesso l’argomento delle loro lettere”. Ci sono parecchie rom e sinti nella sezione femminile del carcere di Torino, madri di uno o più bimbi; hanno nostalgia dei parenti e degli altri figli fuori. Jagoda scrive: “Da quando sono in questo posto (…) è sempre la stessa cosa. Vedo tutto nero e il mondo mi è crollato addosso. Soffrire d’amore per i figli e per il mio dolce amato, l’unico grande amore.
Ciao, suocera mia, tu sia benedetta, stai attenta ai miei cuccioli. Ma dico forza, coraggio, perché la galera è solo un passaggio”. O Esmeralda: “Nella vita ho passato tante cose e la mia scelta fu di andare a rubare e vivere di portafogli. Non mi ha costretto nessuno, è stata una mia scelta, per guadagnare di più. Poi mi sono comprata tante cose belle, ma non mi andava mai bene. La polizia mi prende e mi mette in carcere. Io mi pento per quello che ho fatto alle persone. Se tornassi al passato non lo rifarei mai, perché la vita è molto bella ma noi non sappiamo viverla quando siamo fuori da queste mura. Solo adesso mi rendo conto che sono da un anno in carcere. Mio figlio non vede le sue sorelle da sei mesi. (…) Ma non fa niente, passa tutto nella vita”. Sonia, del reparto “incolumi”, cioè delle detenute per reati legati alla violenza sui bambini, (separate dalle altre per motivi di sicurezza), si esprime così: “Penso ogni minuto della mia giornata alla mia cara mamma che sta molto male e sta soffrendo al sapere che sono chiusa qui dentro innocentemente”.
Alle voci “da dentro”, il “fuori” risponde puntuale: con delicatezza, mai puntando il dito. Monica, ad esempio scrive: “ciao Esmeralda, che bel nome che hai. Sono felice che ci sia uno spazio anche per le donne e hai ragione, nella vita tutto passa. L’importante è che non passi inutilmente, cioè che riusciamo ad imparare qualcosa dalle nostre esperienze. un bacio a te e al tuo bambino.
Il Notiziario sociale è un servizio realizzato dal Ministero in collaborazione con il Redattore sociale (www.redattoresociale.it)
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