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13 maggio 2008
Immigrazione

Il 63 per cento dei clandestini arriva con il visto turistico.
 Viaggiano con un visto turistico, ma il viaggio è di sola andata. Una volta atterrati lasciano scadere il visto e, appoggiandosi alla propria rete di familiari e amici, cercano un lavoro in nero e una casa, in attesa del prossimo decreto flussi. Dagli aeroporti, e non dal mare, passa la maggior parte dei cittadini stranieri che poi si ritrovano clandestini in Italia. Almeno il 63% nel 2006, secondo un rapporto del Ministero degli interni. Solo il 10% degli irregolari arriva in Italia via mare.

ROMA - Nelle statistiche del ministero degli interni li chiamano overstayers. Viaggiano con un visto turistico, ma il viaggio è di sola andata. Una volta atterrati lasciano scadere il visto e, appoggiandosi alla propria rete di familiari e amici, cercano un lavoro in nero e una casa, in attesa del prossimo decreto flussi.
Dagli aeroporti, e non dal mare, passa la maggior parte dei cittadini stranieri che poi si ritrovano clandestini in Italia. Almeno il 63% nel 2006, secondo un rapporto del Ministero degli interni. “Solo il 10% degli irregolari arriva in Italia via mare” conferma la portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), Laura Boldrini. Nel 2007, secondo dati del Viminale, sono state 20.453 le persone sbarcate lungo le coste italiane, il 3% dei 650.000 immigrati che secondo il Sole 24 Ore vivrebbero clandestinamente in Italia.
E per uno straniero che arriva a Lampedusa il governo italiano chiede l’ingresso di altri 12 per motivi di lavoro. Così nel 2007, quando il Viminale ha disposto l’ingresso di 170.000 lavoratori e 80.000 stagionali, a fronte dei circa 20.000 sbarcati clandestinamente nel sud. La verità è che dal Canale di Sicilia arrivano spesso casi umanitari. Secondo dati dell’Acnur, uno su tre dei migranti che sbarcano sulle coste italiane chiede asilo politico e in un caso su due ottiene lo status di rifugiato o la protezione umanitaria, sottolinea Boldrini, secondo la quale “il Mediterraneo sia sempre più una via per chi cerca protezione internazionale in fuga contro guerre e persecuzioni”.
Per contrastare l’arrivo negli aeroporti di cittadini a rischio over stayer, l’agenzia dell’Unione europea per il controllo delle frontiere esterne, Frontex, ha già messo in piedi due operazioni, Amazon I e II, nel 2006 e nel 2007, che nel giro di poche settimane hanno arrestato e rimpatriato oltre 4.000 persone, in maggioranza verso il continente sudamericano. Amazon II ha impegnato 29 funzionari negli 8 aeroporti internazionali di Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Francoforte, Lisbona, Parigi e Amsterdam, dal 20 febbraio 2007 al 9 marzo 2007. Risultato: 2.161 arrestati e rimpatriati, di cui 877 boliviani, 464 brasiliani, 259 paraguayani, 155 venezuelani, 54 colombiani, 41 peruviani, 6 ecuadoregni e 305 di altre nazionalità. “Sono stati fermati perchè privi della documentazione atta a giustificare la loro presenza o perché senza sufficienti garanzie per la loro sussistenza nel periodo di residenza in Europa”, ha dichiarato alla Bbc Daniela Munzbergova, dell’ufficio stampa di Frontex.
Gli aeroporti con più respingimenti sono stati Madrid (1.255), Parigi (284) e Lisbona(209). Nel mese di novembre 2006, altri 1.992 sudamericani erano stati arrestati nella missione Amazon I, in maggioranza boliviani. I rimpatri si fanno sui voli di linea, a spese della compagnia su cui hanno raggiunto l’Europa, “responsabili – dice Munzbergova – di aver trasportato passeggeri in condizioni illegali”. Ma sui respingimenti e più in generale sul trattamento di migranti irregolari e richiedenti asilo nei commissariati degli aeroporti, piovono critiche dall’associazionismo francese, belga e spagnolo. A rischio non solo l’asilo, ma anche i diritti fondamentali della persona. Come nel caso del ventitreenne nigeriano ucciso dagli agenti di polizia spagnoli su un volo di linea che doveva rimpatriarlo, lo scorso 9 giugno 2007. Due omicidi simili nel 2003 in Francia.
Leggerissime le condanne che furono inflitte agli agenti. Più recentemente, il primo maggio 2008, un cittadino camerunese si è suicidato nel centro di detenzione per immigrati senza documenti di Merksplas, in Belgio. Aveva 29 anni. Il primo tentativo di rimpatrio su un volo di linea della Brussels Airlines era fallito a causa delle proteste di un passeggero del volo, per l’occasione trattenuto per 48 ore e sanzionato col divieto di volare con la compagnia di bandiera belga per sei mesi. All’inizio del 2008 il Belgio era stato condannato dalla Corte europea dei diritti umani a risarcire con 23.000 euro due richiedenti asilo palestinesi per il le condizioni “inumane e degradanti” nelle quali erano stati detenuti.



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